PROJECT PROPOSAL FOR THE REHABILITATION OF MONGUE
OLD MISSION, A LANDMARK FACING INHAMBANE BAY

Il Mozambico sta vivendo un forte incremento demografico, nell’ultimo
secolo la popolazione è passata da 5 milioni a 25 milioni di abitanti e
una significativa crescita economica all’interno del contesto africano,
con conseguente depauperamento delle risorse ambientali e della
ricchezza delle culture locali, insieme a un rapido spostamento
di popolazione dalle zone rurali verso le periferie urbane, dove si
evidenziano mancanza di luoghi di aggregazione sociale, di strutture
educative per l’infanzia e una scarsa qualità degli spazi di vita e delle
strutture abitative.
La località di Mongue, situata nella provincia meridionale di
Inhambane, nella quale si trova l’area di progetto, rappresenta un
contesto di particolare interesse paesaggistico, insediativo e storico.
Il paesaggio è caratterizzato da una ricca vegetazione, composta da
coccheti, manghi e anacardi disposti su aree pianeggianti e collinari
mentre lungo la costa una fascia di mangrovie segna il limite tra
l’acqua e la terra. Geograficamente Mongue si colloca a nord di una
lingua di terra delimitata ad ovest dal fiume Inhnombe, dove sulle
sue sponde si concentrano le coltivazioni, a sud dall’area urbana
della città di Maxixe, (città che, a partire dagli anni ‘60 sta’ subendo
un rapido sviluppo, sia formale che economico), a nord e est dalla
baia di Inhambane, una profonda insenatura che protegge la costa
dall’oceano aperto e che è caratterizzata da una estesa piana di
marea.
Questo luogo evidenzia diversi fenomeni insediativi: l’abbandono
del territorio rurale, (in cui l’agricoltura di sussistenza è una delle
pochissime fonti di sostentamento) da parte della popolazione locale
in favore dell’area urbana, con conseguente perdita di identità dei
luoghi e mancanza di cura dell’ambiente e i sempre più visibili effetti
della pressione urbana come l’espansione dell’area periferica della
città, principalmente in direzione nord, verso la località di Mongue,
l’arrivo della linea elettrica e il potenziamento dei tracciati stradali.
Mongue è un luogo di interesse storico in quanto fin dalla fondazione,
avvenuta nei primi del 900 grazie ai missionari francescani, prima
dal Belgio e poi dal Portogallo, della missione cristiana, è stato un
importante centro religioso e punto di riferimento per le comunità del
territorio graziealle attività collettive che qui si svolgevano. In tempi
recenti, sotto la guida deimissionari italiani della Congregazione Sacra
Famiglia, Mongue ha iniziato a riattivarsi quale punto di riferimento
sociale e identitario. Del secolo scorso restano la vecchia casa
della missione, ora precariamente utilizzata come asilo per circa
200 bambini, la chiesa di Sao José, ad oggi (2017) inagibile, e il
muro di contenimento che definisce l’area sulla quale appoggiano
le strutture descritte. Quest’ultimi sono considerati importanti
elementi di un patrimonio architettonico da recuperare e valorizzare.
Gli interventi edilizi e di regolarizzazione del terreno realizzati dai
missionari in questi ultimi anni (alcuni dei quali incompleti) come l’asilo,
i laboratori di formazione professionale e la nuova struttura provvisoria
adibita a chiesa, evidenziano la mancanza di un disegno organico
complessivo e di un progetto delle singole parti che valorizzi luoghi
e spazi aperti, all’interno di una visione consapevole del valore del
patrimonio costruito esistente e del contesto paesaggistico. In questo
contesto l’Università Pedagogica di Maxixe, che ha stretti legami
con la Congregazione, ha avviato recentemente un progetto per la
salvaguardia di quest’area, prevedendo la costituzione di un parco
ecologico municipale.
Questa tesi, nata a seguito del workshop “Progettare in Mozambico |
Mongue 015” tenuto dai proff. Ugolini e Varvaro in collaborazione con
l’Università Pedagogica di Maxixe e successivamente sfociato in un
progetto di ricerca nell’ambito di Polisocial – attività di Cooperazione
e Sviluppo del Politecnico di Milano, propone, dopo un’approfondita
lettura conoscitiva del luogo, una strategia di intervento che, da un
lato, recupera le preesistenze architettoniche della chiesa e della
casa parrocchiale, in quanto edifici che portano con sé memoria e
identità del luogo e, dall’altro, inserisce nuovi edifici e nuove funzioni
in linea con le esigenze del luogo. Si ampliano gli spazi della missione
attuale, per offrire nuove attività e servizi: maggior numero di posti letto
a disposizione di turisti e pellegrini e si disegnano nuovi spazi aperti
aggregativi e di preghiera. Si progettano poi una struttura adibita ad
asilo e un centro di ricerca sui temi ambientali legato all’Università
Pedagogica di Maxixe, che possa essere fulcro centrale di controllo
e salvaguardia del parco naturale, luogo di alta formazione scientifica,
oltre che possibile occasione d’incontro e crescita tra università e
popolazione.
Il progetto interpreta la morfologia del luogo attestandosi sui tre
principali livelli riconosciuti, attraverso il processo di analisi, come
strutturanti il luogo. Su di essi si impostano, a partire dalla quota alta,
la nuova missione per la quale si disegna un ampliamento, il centro di
ricerca, che attraverso i campi sperimentali configura una sequenza di
piani a scendere che mediano la connessione con lo spazio aperto di
fronte alla chiesa di Sao Josè ed infine, la vecchia missione alla quale
vengono assegnate nuove funzioni.
Si definisce poi un ulteriore livello per l’asilo e i suoi annessi,
interpretando attraverso il progetto, la conformazione del terreno, il
valore storico e architettonico del disegno delle preesistenze coloniali,
l’apertura e tensione del piano individuato verso il paesaggio della
baia.
Le nuove parti progettate cercano un dialogo con le preesistenze
attraverso il disegno degli spazi aperti e delle connessioni e provano
a mettere a sistema il disegno del suolo, la vegetazione esistente, tra
palme, manghi e anacardi e le lunghe aperture visive sul mare.
Pertinentemente agli edifici inseriti si è lavorato in generale calibrando
la misura di tutti i nuovi interventi in termini dimensionali in un attento
rapporto con il contesto esistente, sia costruito che paesaggistico.
Nello specifico il progetto si è confrontato con alcuni elementi
ritenuti particolarmente significativi per l’ambiente di riferimento quali:
l’attacco al suolo, mediato sempre da un basamento, le ampie
coperture sospese sugli edifici, per facilitare un’areazione costante
degli ambienti, i collegamenti tra i vari blocchi gestiti preferibilmente
attraverso parti aperte ma coperte per proteggere dal sole forte e dalla
pioggia.

 

Filippo Ganassini
Master in Architecture and Preservation,
Politecnico di Milano, Mantova campus.
Relatore prof. Michele Ugolini.
Correlatore prof.ssa Stefania Varvaro.