GLI SPAZI DELL’EDUCAZIONE E DELLA SCUOLA
I progetti della cooperazione internazionale
nei paesi in via di sviluppo:
il Mozambico come principale caso studio
Nuove identità per lo spazio pubblico

Nella cornice della cooperazione internazionale nei paesi in via di sviluppo il tema dell’architettura scolastica, e più in generali degli spazi dell’educazione, rappresenta un ambito di progetto molto affrontato e sviluppato tanto da diventare un fenomeno di tendenza riconosciuto e per questo sostenuto da numerose pubblicazioni e riviste di settore.
Nei contesti di povertà il tema della scuola risulta essere un campo di sperimentazione ricco e fecondo di nuove opportunità sia per quanto riguarda la progettazione degli spazi sia per le ricadute sociali sulle comunità locali che questi progetti innescano.
I nuovi progetti per gli spazi dell’educazione nei paesi in via di sviluppo hanno molti elementi in comune: uso di materiali locali, rapporto con la luce naturale, semplicità degli elementi coinvolti e una stretta relazione tra edificio e contesto.
La ricerca vuole dimostrare come l’architettura della scuola, e più in generale gli spazi progettati per le attività educative, sia capace di promuovere in questi contesti buone pratiche di sviluppo per le comunità locali, non solo con un valore sociale ma anche in termini di qualità degli spazi utilizzati: la scuola nella sua diffusione può diventare matrice di spazio pubblico.
Da una parte, attraverso la costruzione di un “Atlante di casi studio”, legati soprattutto ai paesi africani con uno sguardo anche al sud-est asiatico e al Sudamerica, si intende individuare i temi architettonici che legano i progetti della scuola in questi contesti per fare emergere tendenze comuni ed elementi di peculiarità. Dall’altra parte, analizzando più in dettaglio il sistema dell’edilizia scolastica di un singolo paese come il Mozambico, si vuole evidenziare la necessità urgente e concreta di spazi per l’educazione adeguati e di qualità, capaci di sostenere la crescita culturale e sociale di un paese intero, provando a rileggere prima le architetture di un recente passato coloniale, e poi quelle promosse dal governo attuale per risolvere il deficit di strutture scolastiche.
Quindi, il metodo proposto si avvale di una trattazione teorica sul tema dell’architettura scolastica, raccoglie e cataloga i progetti di scuole contemporanee realizzati dalle ONG nei contesti di povertà cercando di far emergere i nodi critici e i punti di forza delle soluzioni architettoniche, analizza l’evoluzione del sistema scolastico mozambicano in relazione alla sua produzione edilizia, passata e recente, per individuare le ragioni alla base delle scelte progettuali e le loro ricadute sul piano architettonico.
L’obiettivo è quindi quello di verificare come le scuole nei paesi in via di sviluppo riescano ad aprirsi a diversi usi e trasformazioni, quanto un buon progetto degli spazi possa migliorare e favorire non solo la vita scolastica dei bambini, ma anche i modi di vita locali; come l’architettura dell’educazione rappresenti un baluardo di civiltà, simbolo di appartenenza ad una comunità, sia negli insediamenti più grandi che nei villaggi, tanto da caratterizzare l’identità di quei luoghi e della collettività che li si rappresenta.

 

Luca Faverio
dottorando di ricerca PAUI in Progettazione Architettonica Urbana e degli Interni, XXIX ciclo, DAStU.
Relatore prof. Michele Ugolini